È ripartito lunedì 26 novembre il ciclo de 'Il Sapere in Movimento', il progetto sui saperi della Verdi Quindici Occupata: l'abbiamo fatto con il dibattito che ha visto tra i vari partecipanti Angelo D'Orsi, docente di Scienze Politiche e Ugo Mattei, docente di Giurisprudenza. Un incontro incentrato su un tema che costituisce il nodo centrale del progetto che la Verdi Quindici sta portando avanti: la relazione tra il potere e la conoscenza, quindi le modalità con cui quest'ultima viene erogata da strutture pubbliche come l'Università e l'Edisu.
Attualmente assistiamo difatti a politiche di isolamento e separazione delle conoscenze, come ad esempio avviene tra le scienze cosiddette dure e le scienze morbide e gli studi umanistici, che nasconde la precisa volontà di costruire un sapere che non possa essere autocritico nei fini, ovvero verso le direzioni e gli scopi dalla ricerca, o con la continua specializzazione e parcellizzazione del sapere che impedisce una visione d'insieme; operando quindi la separazione delle parti sociali attraverso un accesso agli studi non garantito a tutti. Questo non costituisce per noi una novità. Da anni assistiamo allo smantellamento dell'Università, quindi all'emersione di una formazione sempre più inserita nelle logiche di mercato con l'ingresso dei privati nei consigli di amministrazione, il cui primo interesse diviene una produttività che deve rispettare ritmi serrati e criteri di vendita più che di conoscenza e critica.
Come ha ricordato D'Orsi citando il Gramsci, il ruolo della conoscenza è quello di smascherare le ideologie che fanno passare gli interessi di alcuni per interessi collettivi, vediamo il concetto stesso di sapere venire smantellato, trasformato in conoscenza sterile e nozionistica che impedisce un dialogo reale e organico tra le diverse parti sociali, perché solo laddove c'è consapevolezza delle dinamiche sociali, del contesto storico, degli interessi e dei meccanismi economici, ci può essere un fronte comune contro la crisi e le politiche che l'hanno generata. In questo contesto che s'inserisce il discorso di Università del Bene Comune di Mattei: un'Università che si vede inserita in un contesto sociale dal quale non risulti isolata, ma col quale sia pienamente intrecciata in un processo di formazione collettiva; un'università che rifiuta la concentrazione del potere decisionale e il principio di esclusione dalle politiche universitarie, nell'ottica in cui solo la condivisione e la creazione collettiva di un sapere critico può portare alla formazione di una società attiva e critica.
martedì 27 novembre 2012
sabato 24 novembre 2012
Verdi15 RADDOPPIA (da 'Il Manifesto')
Riportiamo l'articolo di Luciano Del Sette sul progetto Verdi15Occupata, pubblicato questa mattina sulle pagine de 'Il Manifesto':
A Torino gli studenti sgomberati con la forza dalla residenza universitaria di via Verdi hanno rioccupato una ex scuola e un ex commissariato. Con loro anche stranieri in attesa di permesso di soggiorno. Siamo andati a trovarli mentre rimettono a posto e fanno rivivere i due edifici abbandonati
Piacerebbero, al ministro Fornero, i ragazzi di vicolo Benevello 4 e corso Farini 20, Torino, dintorni dell'Università? Di certo non sono choosy, schizzinosi, come la signora ebbe pubblicamente a rimproverare agli studenti in cerca di un futuro lavorativo. Loro, i ragazzi di via Benevello e corso Farini, nei locali di quelle che erano rispettivamente le scuole comunali San Carlo e il commissariato Dora - Vanchiglia, hanno fatto e stanno facendo i giardinieri, i muratori, gli imbianchini, gli idraulici, gli elettricisti, i cuochi. Dal mattino presto e finché c'è luce. Ma i ragazzi di vicolo Benevello e corso Farini, un centinaio in tutto, non piacerebbero al ministro Fornero, e nemmeno al ministro dell'Interno Cancellieri, e neppure al ministro dell'Istruzione Profumo. Perché sono quelli di Via Verdi15, sgomberati con la forza da polizia e carabinieri alla fine dell'ottobre scorso.
Breve riassunto. L'indirizzo corrisponde a una residenza studentesca dell'Edisu (Ente regionale per il Diritto allo Studio Universitario) del Piemonte. A inizio 2012, la residenza viene occupata da circa centocinquanta giovani tra gli ottomila cui la Regione del leghista Cota ha tagliato la borsa di studio per l'anno accademico in corso. Oltre agli italiani, ci sono stranieri provenienti dal Pakistan, dall'Africa, dal Maghreb, dall'Iran. Senza la borsa di studio non possono neppure pagarsi il permesso di soggiorno, e così rischiano di trasformarsi in clandestini. Trovare un lavoro di fortuna è impossibile, ricevere denaro da casa difficilissimo. E allora avere almeno un tetto sulla testa, poter contare sulla solidarietà e su piccoli aiuti, serve a tentare di sopravvivere. Ma Via Verdi 15 non è soltanto un letto e un piatto di pasta. Qui si organizzano corsi di lingua, cineforum, incontri; ci si ritrova per bere qualcosa nello spazio del bar, si viene a studiare insieme ai compagni di facoltà.
Breve riassunto. L'indirizzo corrisponde a una residenza studentesca dell'Edisu (Ente regionale per il Diritto allo Studio Universitario) del Piemonte. A inizio 2012, la residenza viene occupata da circa centocinquanta giovani tra gli ottomila cui la Regione del leghista Cota ha tagliato la borsa di studio per l'anno accademico in corso. Oltre agli italiani, ci sono stranieri provenienti dal Pakistan, dall'Africa, dal Maghreb, dall'Iran. Senza la borsa di studio non possono neppure pagarsi il permesso di soggiorno, e così rischiano di trasformarsi in clandestini. Trovare un lavoro di fortuna è impossibile, ricevere denaro da casa difficilissimo. E allora avere almeno un tetto sulla testa, poter contare sulla solidarietà e su piccoli aiuti, serve a tentare di sopravvivere. Ma Via Verdi 15 non è soltanto un letto e un piatto di pasta. Qui si organizzano corsi di lingua, cineforum, incontri; ci si ritrova per bere qualcosa nello spazio del bar, si viene a studiare insieme ai compagni di facoltà.
giovedì 22 novembre 2012
IL PROGETTO Verdi15Occupata
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Sono
passate due settimane da quel martedì infame. Tutto quel che è
successo abbiamo provato a raccontarlo con più chiarezza possibile.
Del resto l'esperienza della Verdi 15 è, sul piano dei fatti,
facilmente comprensibile. Dopo il taglio dell'80% delle risorse
destinate all'Edisu da parte della Regione Piemonte di Roberto Cota -
operazione in nessun modo ostacolata dal sindaco di Torino, Piero
Fassino - più di 8000 studenti aventi diritto sono rimasti senza
borsa di studio. Per molti questa decisione poteva significare
l'abbandono degli studi, ma questo non è accaduto perché un
composito gruppo di studenti che già da tempo denunciavano le gravi
conseguenze che questa decisione avrebbe avuto, una volta esaurite le
lacrime da versare sugli sportelli Edisu, hanno deciso di
organizzarsi e agire. Così abbiamo occupato via Verdi 15, che era
stata lasciata vuota mentre altri dalle residenze venivano sfrattati.
Dal 13 gennaio viviamo e costruiamo un'alternativa all'Edisu e al
sistema di cui fa parte, la Verdi 15 è 'molto più di una
residenza!'.
Per
questo lo sgombero non ci ha fermato. Per questo ci hanno levato uno
spazio ma ne abbiamo presi altri due. Hanno provato a schiacciarci,
ma non ascoltarci ancora una volta si è rivelato un errore. Hanno
monitorato una presenza senza capirne la sostanza. Quello che la
Verdi era, è oggi, e sarà, quel martedì mattina, gli è esploso
tra le mani. L'edificio di via Verdi, architettonicamente si prestava
a coniugare un'esigenza abitativa e sociale. Nè lo stabile in vicolo
Benevello, nè quello in corso Farini possono assolvere pienamente
alla stessa funzione; eppure in qualche modo lo fanno entrambi. La
Verdi può esistere anche fuori dalle mura di via Verdi 15. Così
quella di un quartiere popolare come Vanchiglia e di un luogo da
riterritorializzare come vicolo Benevello sono la nostra occasione
per misurarci con quella che è sempre stata la nostra convinzione.
La Verdi 15 2.0, la immaginiamo come il sasso nella scarpa di un
università lontana anni luce da come la vorremmo, un luogo di saperi
liberi, condivisi e liberati. La Verdi 15 3.0 la pensiamo come uno
spazio aperto e vissuto da un quartiere in cui oltre agli studenti è
presente una composizione sociale meticcia e popolare.
Abbiamo
un'urgenza: riprenderci il nostro futuro, garantirne uno a chi verrà
dopo di noi. La nostra è una posizione politica, una scelta di vita.
La articoliamo giorno per giorno con differenti linguaggi, vogliamo
fare nostre più visioni possibili su ciò che ci circonda,
moltiplicare gli sguardi e i punti prospettici. Comunque la
s'interpreti questa scelta comprende sogni e idee che non abbiamo
semplicemente assunto, ma scelto e indagato. Condivisione costante di
beni inesauribili come le relazioni e le intelligenze, una vita che
giorno per giorno nel riprendersi tempi e spazi rompe con
l'esistente. La Verdi 15 2.0, da oggi 'Verdi Lab', e la Verdi 15 3.0,
da oggi necessariamente 'Verdi 15': due luoghi liberati e ribelli a
Torino. Luoghi di studenti e studentesse, bambini e bambine,
lavoratrici e lavoratori, pensionati, cassintegrati, esodati, precari
e precarie. Veniamo da tutto il paese, da altri paesi. Veniamo da
tutto il mondo, viviamo qui e continueremo ad aprire le porte dei
luoghi di questa città. Spazi fisici, come vicolo Benevello e corso
Farini, e spazi di autodeterminazione, come l'assemblea della Verdi,
aperta a tutti e tutte. Viviamo la città e questo territorio e ci
sentiamo per questo assolutamente qualificati per deciderne. Del
resto in questi dieci mesi di imperativi come sviluppo, crescita,
sacrifici, ne abbiamo sentiti troppi, e ci siamo attrezzati per
smascherarli. Ma questo foglio non è sufficiente, ora: a tutto
dedicheremo i tempi e gli spazi che meritano, abbiamo ancora molto da
imparare, nella lotta. Ad oggi però la nostra prima risposta è
quello che vi abbiamo appena raccontato.
Verdi
Quindici Occupata
SEGUI LE NOSTRE INIZIATIVE ANCHE SUL PROFILO FB DELLA VERDI15
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AGGRESSIONE FASCISTA A TRENTO. Solidarietà della Verdi15Occupata a studenti e studentesse
Dopo
esser venuti a conoscenza dell'aggressione fascita avvenuta nella Facoltà di Sociologia di Trento, noi della Verdi 15 abbiamo sentito il dovere di portare
solidarietà ai compagni e alle compagne di Trento, con cui abbiamo condiviso lotte ed esperienze dall'università alla valsusa. Lo facciamo in quanto studenti e studentesse e antifascisti e antifasciste convinti/e.
Sempre più frequentemente episodi di questo genere si verificano negli atenei e nelle strade, triste è che il più delle volte vengano taciuti, e dunque supportati, da istituzioni e media mainstream. Noi di questo silenzio non vogliamo essere complici. Se pensano di intimidirci con questi atti squadristi sbagliano.
Non permetteremo loro di muoversi indisturbati nelle università e nelle città.
Fuori i fascisti dalle scuole e dalle università, fuori il fascismo dalle nostre vite!
Mandiamo appoggio e affetto ai compagni e alle compagne di Trento.
Sempre al vostro fianco nella lotta!
Verdi15Occupata
Sempre più frequentemente episodi di questo genere si verificano negli atenei e nelle strade, triste è che il più delle volte vengano taciuti, e dunque supportati, da istituzioni e media mainstream. Noi di questo silenzio non vogliamo essere complici. Se pensano di intimidirci con questi atti squadristi sbagliano.
Non permetteremo loro di muoversi indisturbati nelle università e nelle città.
Fuori i fascisti dalle scuole e dalle università, fuori il fascismo dalle nostre vite!
Mandiamo appoggio e affetto ai compagni e alle compagne di Trento.
Sempre al vostro fianco nella lotta!
Verdi15Occupata
venerdì 16 novembre 2012
DALLA VERDI15 SUL #14N
Contro il governo delle polizie. La complicità della Verdi Quindici Occupata
Le piazze del 14N, in Italia come in Europa, hanno disegnato un filo
rosso capace di assumere dimensioni potenti, tanto da togliere qualche
ora di sonno a chi governa nei tempi dell'austerity. Piazze che sono
state attraversate da composizioni diverse ed eterogenee che però nel
complesso condividevano un rifiuto conclamato dei meccanismi di
pacificazione tentati da chi voleva una protesta composta e silenziosa:
tutta l’Europa ha visto le prime sperimentazioni di costruzione di
conflitto su un piano che superava la rappresentazione e che nel
riversarsi sui territori si faceva collettore e megafono di esigenze
reali. Le mobilitazioni in tutto il Sud Europa hanno parlato il
linguaggio di una composizione giovanile molto forte, nelle sue varie
declinazioni, di alcune figure del lavoro tradizionale che di fronte a
un impoverimento costante e violento si sono messe in movimento, di un
consenso sempre maggiore verso chi pratica forme di incompatibilità con
una vera e propria metamorfosi del concetto di sciopero generale.
I cortei nel nostro paese ci hanno testimoniato anche l'ennesima
rottura tra il ceto politico dei sindacati e una generazione di giovani
appesi tra la disoccupazione e la precarietà permanente. Una generazione
motore e collettore di un malcontento ben più diffuso che vede le prime
tenere ed insufficienti forme di attivazione e partecipazione. La
risposta dei governi a queste mobilitazioni è stata chiara ed evidente e
va ancora di più ad approfondire quella scollatura tra la politica e la
gente laddove l'ordine pubblico sopperisce a un vuoto politico
istituzionale. La 'terapia d’urto' vorrebbe essere in qualche modo il
deterrente per evitare rovesciamenti di campo, e infatti in Italia
quanto in Spagna e Portogallo, a Torino come a Roma Napoli e Brescia chi
contesta le politiche del debito, chi fuoriesce dalla rappresentazione
della protesta comoda e quadrata utile per le prossime elezioni ha avuto
come unica risposta manganelli, camionette, idranti e lacrimogeni.
mercoledì 14 novembre 2012
VERDI 15 3.0
Uno sgombero non ci ferma, ci moltiplica!
Uno sgombero non ci ferma, ci moltiplica!
Quel martedì 30 ottobre ce lo ricorderemo sempre: la violenza dell'irruzione delle forze dell'ordine in via Verdi 15, il sorriso plastico del presidente dell'Edisu Umberto Trabucco nel cortile, le esternazioni sornione di tutta casta politica del Comune di Torino e della Regione Piemonte sulle agenzie di stampa; lo sgombero della Verdi 15 Occupata. Con la rabbia nel cuore per uno spazio sociale rubato e con l'adrenalina nelle vene per una battaglia da proseguire lo gridammo immediatamente: chi pensa di aver vinto è un illuso che non ha capito contro chi sta alimentando conflitto. 'La Verdi Quindici Resiste: non è finita qua, ci riprendiamo la città!': chi pensa che le parole siano un esercizio di stile non ha capito - ancora - che cos'è la Verdi Quindici. Non scriviamo su pezzi di stoffa per allenare la nostra dialettica sloganistica; tutti debbono sempre prenderci in parola. L'abbiamo fatto e lo rifaremo ancora: ci riprendiamo tutto, oggi conquistiamo un altro spazio sociale, perchè la Verdi Quindici Occupata ama scommettere sul futuro, delle lotte e delle nostre vite. Oggi raddoppiamo!
Chi ha esortato, ordinato e comandato lo sgombero, pensando che quello fosse la soluzione per togliersi dai piedi la Verdi Quindici Occupata ha sbagliato clamorosamente. Così facendo ha restituito nuova e ulteriore linfa a un progetto politico che nell'antagonismo alle ingiustizie e alle privazioni trova la sua ragione costituente. Così facendo, oggi, a Torino, di Verdi Quindici Occupate ce ne sono due. Al ministero degli Interni come in Questura, al Comune come in Regione, all'Università come all'Edisu, ognuno faccia le sue valutazioni, che sono lontane e nemiche delle nostre, sapendo però della straordinarietà di una comunità in lotta - il collettivo della Verdi Quindici - così come della sua determinazione: avvertiamo con un 'guai a chi ci tocca' perchè chi lo fa si brucia. La Verdi Quindici Occupata è un progetto studentesco nato nella lotta contro i tagli al diritto allo studio dell'Edisu, della Regione Piemonte. In quasi un anno di vita siamo cresciuti e maturati, insieme, e sempre insieme abbiamo imboccato un percorso collettivo di battaglia: contro un Governo dei professori che impone sacrifici e austerità, contro un Comune che magnifica una città - la nostra - che sta mandando in bancarotta, contro un'Università che loda un diritto - allo studio - che poi smantella, contro una Regione che si fa rappresentante di una classe politica che taglia i bilanci e ruba i nostri soldi. Mentre si cacciano gli studenti per la strada perchè ritenuti 'non meritevoli', si architettano ddl contro la corruzione che sono mosche negli occhi: chi comanda è la corruzione, la rappresentanza di un sistema corrotto, che non conosce colori o schieramenti di partito; chi specula è il parassita, la rappresentanza del gioco del profitto, che si chiami Compagnia o Intesa Sanpaolo niente cambia nella fisionomia del mazziere.
Oggi, nella giornata di sciopero generale europeo contro la crisi e l'austerity, all'incasso passiamo noi. Occupiamo un altro stabile perchè la Verdi Quindici Occupata ha necessità di altro spazio e altre energie per un progetto politico che nello sgombero ha rinvenuto ulteriori ragioni per lottare, contro politicanti e speculatori, uscendo rafforzata in partecipazione e forza per combattere altre battaglie ancora. Se la memoria è un ingranaggio collettivo, dobbiamo trasformare ciò in realtà: non ci dimentichiamo di via Verdi 15, oggi vuota e desolata, in balia di promesse di ristrutturazione e di appetiti privatizzanti - ma lo sgombero non era per la restituzione della residenza agli 'studenti bisognosi'?; siamo a conoscenza delle mire dell'impresa MoleCentocinquanta sullo stabile di vicolo Benevello 4, che preventiva appartamenti di lusso nel centro del quartiere universitario - ma Torino non doveva essere la città universitaria a misura di studente? Ma qual'è il progetto di quartiere dell'Università, del Comune e della Regione?! Noi, la vostra idea di città e di università la rifiutiamo, oggi ne conquistiamo un altro pezzo. L'avevamo detto e l'abbiamo fatto e lo faremo ancora: ci riprendiamo tutto, la Verdi Quindici raddoppia!
Invitiamo tutte e tutti a visitare il nuovo spazio di corso Luigi Farini 20!
Verdi Quindici Occupata
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